Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlamento)

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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Mon Sep 12, 2011 12:25 am

Kart wrote:http://affaritaliani.libero.it/economia/italia_euro110911.html
aspetto il tempestoso commento di art a questo articolo :wink:


A dire il vero non riesco a capire il senso dell'articolo in relazione al titolo: nel titolo si dice che all'Italia converrebbe uscire dal'euro e poi si passa a descrivere i cataclismi che questo creerebbe sia da noi che altrove, con tanto di tracolli delle banche, aumento della disoccipazione, aumento dei prezzi degli alimentari ecc. ecc.
Forse l'autore di questa roba è un gran masochista, ma non capisco perchè deve coinvolgere tutta Italia ed Europa nei suoi giochini quando per chi vuole ci sono fior di gatte selvagge disposte a far roteare la frusta e le manette.

All'interno di un discorso generale piuttosto deliriante in campo economico gli unici vantaggi concreti descritti sono l'aumento del turismo, come se da solo bastasse a tiraci fuori dalla cacca, e la vecchia balla stantia che "a parità di livello tecnologico, un costo del lavoro più basso di quello dei concorrenti, l’Italia diverrebbe un temibile avversario economico". Peccato che fino all'introduzione dell'euro la politica italiana sia stata l'esatto contrario di quanto descritto, e tornerebbe velocemente ad esserlo rimettendo la lira: livello tecnologico basso (nelle produzioni "di massa", non in generale) compensato da svalutazione a tutto spiano a spese dei nostri portafogli.
Poi mi devono ancora spiegare come con questa geniale strategia dovremmo diventare "un temibile avversario economico" di paesi con costi del lavoro al livello di Cina e India, o magari credono che l'industria italiana possa campare vendendo Punto in Germania da far costare "a metà prezzo" (come no). E il resto del mondo non esiste? :roll:

"E se queste sono le osservazioni che può fare un profano, chissà quante altre ne potrebbe fare un competente. La conclusione è che forse, malgrado la debolezza del nostro governo, ci salveremo."

Ah, fantastico, FORSE ci salveremmo. Mi hai convinto! Dove si firma? :mrgreen:

________________

Per curiosità vado a leggere anche l'articolo linkato nel riquadro a fianco ed ecco riportate alcune perle:


L’inflazione potrebbe avere un ulteriore impatto positivo sul debito pubblico
riducendo la spesa pubblica in condizioni di relativa “pace sociale”; questo per
motivi che potremmo definire psicologici ma estremamente importanti.
Supponiamo di avere di fronte una serie di dipendenti con uno stipendio pari a
mille euro mensili. Se l’inflazione fosse pari al 10%, ecco che sarebbe possibile
mantenere i salari nominali pari a mille euro, senza dover intaccare il valore
nominale di ciò che il dipendente percepisce anche se in verità, con questo livello
d’inflazione, il suo potere d’acquisto diminuirebbe del 10%.


Abbiamo trovato la soluzione a tutti i mali: mega-inflazione a spese dei fessi! Nobel now!
:mrgreen:

"Ma, se gli americani possono concedersi quest’opportunità, la situazione europea
appare assai differente. Non dimentichiamoci infatti che nel vecchio Continente, i
vari stati della CEE


La CEE? Siamo rimasti un po' indietro, vecchio mio. Se non te n'eri accorto adesso siamo nel 2011, si chiama "UE" già da un bel po' di anni.

"non detengono alcun potere sulla Banca centrale e che la
maggior parte dei Paesi europei non hanno più una valuta di riferimento propria,
ma sono tutti ugualmente assoggettati alla moneta unica, l’euro. Conseguentemente,
la politica dell’immissione monetaria non è più prerogativa degli Stati, ma sarebbe
possibile soltanto per i burocrati della Comunità economica europea che sono
fortemente influenzati dalla Germania.
"

Pensate un po'... questo qua scrive spacciandosi per esperto dell'argomento quando di UE, euro ed economia ne sa (o finge di saperne) meno di zero e ripete a nastro le solite minchiate complottiste che girano su Internet.

Tanto basta e avanza per constatare la serietà di affaritaliani.it, che non a caso fa capo a un noto tabloid eurofobo.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby claudio vda » Mon Sep 12, 2011 7:54 am

Anch'io ho letto l'articolo, ed ho notato alcune perle di razzismo gratuito, tanto per gradire: tutte le volte che si parla di Tedeschi e Olandesi, infatti, si afferma che sono un branco di ubriaconi.

:arrow: In Paesi come la Germania o l’Olanda troppi si chiedono perché mai dovrebbero ripianare i debiti di nazioni spensierate come la Grecia, la Spagna o l’Italia, e ciò che non si osa sussurrare nelle cancellerie viene gridato ad alta voce nelle osterie. Magari da voci rese impastate dalla birra.

:arrow: La volontà degli ubriachi di non pagare per gli altri è certamente ragionevole ma bisogna vedere se conviene economicamente.

:arrow: Con buona pace dei bevitori tedeschi, i governanti la sanno più lunga di loro.

Francamente non riesco a capire come tutte queste allusioni alcooliche siano correlate ad un articolo di economia. Per il resto ha già risposto ART, anche se aggiungerei questo microscopico dettaglio, che la dice lunga sulla mentalità dell'articolista.

:arrow: i risparmiatori, che avrebbero ignorato l’aureo consiglio degli economisti secondo i quali il migliore investimento del proprio denaro è goderselo. Subito.

Ah davvero? Allora tutto ciò che ci hanno insegnato dalla "cicala e la formica" sino al concetto che il nostro sviluppo è frutto del plusprodotto sociale che andiamo accumulando sin dall'epoca neolitica... era tutta fluffa! :lol:
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby MorgenSchatten » Mon Sep 12, 2011 11:52 am

ART wrote:A dire il vero non riesco a capire il senso dell'articolo in relazione al titolo: nel titolo si dice che all'Italia converrebbe uscire dal'euro e poi si passa a descrivere i cataclismi che questo creerebbe sia da noi che altrove, con tanto di tracolli delle banche, aumento della disoccipazione, aumento dei prezzi degli alimentari ecc. ecc.
Forse l'autore di questa roba è un gran masochista, ma non capisco perchè deve coinvolgere tutta Italia ed Europa nei suoi giochini quando per chi vuole ci sono fior di gatte selvagge disposte a far roteare la frusta e le manette.


Analisi sbagliata. La linea editoriale di molti giornali è, solitamente, accontentarsi del titolo sperando che il lettore non legga anche l'articolo. varrà anche per i giornali web?

Bisogna anche contare che nelle osterie è nato quello che si considera il peggior male del XX secolo... anche se non riesco a capire se l'autore del testo ne è cosciente o è andato a caso nel suo accostamento. (forse sì, perché lo chiama "ipotesi delle Kneipe" e non "dei Keller")
Comunque, ho letto l'articolo, e non ho capito assolutamente cosa vuole comunicare: SI'? NO? ... FORSE? Non da nemmeno spunti di riflessione tante sono le contraddizioni messe in campo! Pessimo esempio di giornalismo, qualunque sia il contenuto.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Mon Sep 12, 2011 9:06 pm

MorgenSchatten wrote:La linea editoriale di molti giornali è, solitamente, accontentarsi del titolo sperando che il lettore non legga anche l'articolo. varrà anche per i giornali web?


Dopo aver letto questa roba direi proprio di si.

MorgenSchatten wrote:Comunque, ho letto l'articolo, e non ho capito assolutamente cosa vuole comunicare: SI'? NO? ... FORSE?


Secondo me il NULLA sostanziale: basta scrivere le canoniche quattro cazzate (pur ispirate a fatti reali) e il lettore-tipo del tabloid è sistemato, ha avuto l'ennesima "conferma" di quello che già l'avevano indotto a pensare.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Sun Sep 18, 2011 12:38 pm

Riporto da una risposta su Yahoo answer una perla magnifica, che fa impallidire anche il miglior Giulietto nel suo acume dietrologico:


Gli inglesi, i francesi (ed i loro amici culturali) odiano l'Italia e la Grecia da sempre per il latino ed il greco studiato in tutte le scuole del mondo.
... non deve essere stato facile per loro sopportare la gloriosa storia dei romani e dei greci fare ombra alla loro mediocrità.



Ebbè, si sa, lo sanno tutti che interi popoli ne odiano altri solo per la storia di 2000 anni fa.
Di conseguenza:


Insomma, il solo scopo dell'europa "unita" è quello di distruggere le Radici Romane e Greche e colonizzare l'Italia e la Grecia (anche per la loro posizione geograficamente strategica per il controllo del Mediterraneo).


Hai capito?? Hanno finalmente trovato il modo di vendicarsi dei bastardoni romani SPQR! Un po' di ritardo ma finalmente è arrivato il momento della resa dei conti! :mrgreen:
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby claudio vda » Sun Sep 18, 2011 12:53 pm

ART wrote:Riporto da una risposta su Yahoo answer una perla magnifica, che fa impallidire anche il miglior Giulietto nel suo acume dietrologico


Magnifica... Milošević che teorizzava il complotto internazionale contro la Serbia (innescato dall'invidia per la cultura del paese di tutti coloro che non sono serbi) appare quasi un dilettante al confronto! :D
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Tue Sep 27, 2011 10:51 pm

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/ ... tp/421993/

Esteri
26/09/2011 - DOSSIER/ L'ISLANDA DOPO IL FALLIMENTO


Islanda, dal crac al sogno
della moneta unica



Gli esperti: il Paese è sulla strada giusta
Resta il problema dell’export
«La corona svalutata non ci aiuta»

TONIA MASTROBUONI

INVIATA A REYKJAVIK
Picchiate a caso sulla tastiera e verrà fuori il nome di un vulcano islandese. La battuta fece il giro di Internet quando a maggio del 2010 eruttò l’Eyjafjallajökull. I cronisti di mezza Europa inciamparono su quelle sei sillabe per raccontare che il disastro aveva costretto il governo a evacuare 600 persone. Soprattutto, la nube di cenere oscurò i cieli del Vecchio continente attirando di nuovo l’attenzione su un Paese che cercava faticosamente di risollevarsi da una catastrofe economica. E di dimenticare il quinquennio che lo aveva trasformato da tranquillo posto di pescatori in un gigantesco hedge fund.

L’Fmi, che nel 2008 concesse all’Islanda un prestito da 2,1 miliardi di dollari, ne apprezza oggi i progressi. Franek J. Rozwadowski, capo della delegazione del Fondo che sta monitorando sul piano di risanamento, ci spiega che «la correzione è stata un successo. La valuta è stabile e l’inflazione sotto controllo. L’aggiustamento dei conti deve essere completato, ma questo Paese è sulla strada giusta». L’Fmi ha appena rivisto le stime di crescita per il 2011 e 2012 al 2,5 per cento; l’inflazione è al 4,2 per cento.

Ma se nell’ottobre del 2008, pochi giorni dopo il fallimento di Lehman Brothers, in una sola settimana le tre maggiori banche che avevano accumulato debiti pari a 10 volte il Pil islandese crollarono, fu anche perché molti si erano girati dall’altra parte mentre si preparava l’undicesima crisi bancaria più grave di sempre. Per anni i professoroni americani avevano stilato rapporti da dieci e lode sull’Islanda. L’ex consigliere economico di Ronald Reagan, Arthur Laffer pontificò nel 2007: «L’Islanda è un esempio per il mondo». E il famoso monetarista della Columbia Frederic Mishkin si fece dare 124 mila dollari dalla Camera di Commercio islandese per un rapporto dal titolo eloquente, «La stabilità dell’Islanda» che uscì poco prima della Grande crisi. Adesso nel suo curriculum il titolo è stato modificato in «L’instabilità dell’Islanda». Ma anche la reputazione di Mishkin è notevolmente cambiata.

Quando capitolarono la Kaupthing, la Glitnir e la Landsbanki, il valore della corona islandese, sempre attorno a quota 70 contro l’euro, precipitò del 70 per cento e la Borsa di Reykjavik perse l’80 per cento del suo valore. Tra gli islandesi, che avevano triplicato il loro livello di benessere tra il 2003 e il 2007, si sparse il panico. Finché il governo, che aveva già preso il controllo delle banche - senza i debiti (crearono delle bad bank) -, impose un blocco dei capitali che dura ad oggi. A tre anni di distanza per comprare un euro ci vogliono quasi 160 corone, più del doppio rispetto al pre-crisi. E quando gli islandesi vogliono andare in vacanza all’estero, possono portarsi al massimo l’equivalente di 2.500 euro. L’economia continua anche a dipendere dalle importazioni e ad avere un’inflazione al triplo di quella europea. Non meraviglia che oggi Bryndis Isfold Hlödversdottir, a capo del movimento pro-Ue «Ja Island» ammetta che il principale motivo per cui è favorevole alla Ue è che «ho due figli piccoli e mi costano troppo. L’euro sarebbe una salvezza».

Nella primavera del 2009 il governo di Geir Haarde è stato costretto alle dimissioni per la «rivoluzione delle pentole». Gli islandesi riempirono le vie di Reykjavik battendo pentole in segno di protesta e ottennero le elezioni anticipate. Oggi Haarde è il principale imputato del processo contro i responsabili della crisi. Ma molti pensano che sia il capro espiatorio sbagliato. Qualcuno punta il dito contro il principale responsabile delle maxi privatizzazioni della fine degli Anni Novanta e della totale assenza di una vigilanza bancaria, l’ex primo ministro tra il 1991 e il 2004 ed ex governatore della banca centrale (tra il 2005 e il 2009) David Oddson. Oggi dirige il principale quotidiano del Paese, il Morgunbladid. È come se Richard Nixon dopo il Watergate avesse diretto il Washington Post , ha acutamente notato qualcuno.

L’Islanda, nel 2007 era il quinto Paese più ricco al mondo e nel 2006 il più felice, nel 2008 si è risvegliata bruscamente da un periodo di Pil a tassi asiatici del 6 per cento. Ma dopo i fasti degli indebitamenti stellari in quest’isola nel NordAtlantico molti sognano la Ue e l’euro. Al termine di piani severi di aumenti di tasse e tagli pesanti alla spesa pubblica che la crisi ha imposto all’Islanda, la lobby che guarda con favore all’ipotesi di mettersi sotto l’ombrello europeo è ampia. Il negoziato è già in corso ma dovrà essere ratificato alla fine da un referendum. Del partito dei favorevoli fanno parte le imprese, i sindacati e il partito di governo, i socialdemocratici. I contrari sono i partner di coalizione, la sinistra radicale, ma anche l’opposizione e la categoria più potente e influente d’Islanda, quella dei pescatori.

Si potrebbe pensare, ad esempio, che la svalutazione della corona abbia favorito l’export. Ma Orri Haukson, direttore della Federazione delle imprese, osserva che «c’è un limite a quello che possiamo esportare, cioè pesce e alluminio. E questo limite è stato raggiunto. Inoltre, il governo non può fare investimenti: in questi anni sono al 12-13 per cento, ci vorrebbe almeno il doppio. Per le nostro imprese la cosa più importante, adesso, è avere una moneta stabile». Certo, se fino alla scorsa primavera erano ancora la maggioranza del Paese, gli ultimi sondaggi mostrano che la crisi dei debiti e il caso Grecia stanno rafforzando il fronte del «no». «Ma c’è ancora tempo per discutere», sostiene fiducioso Stefan Haukur Johannsson, capo dei negoziatori islandesi per l’adesione alla Ue. Quanto ai sindacati - l’85 per cento degli islandesi sono iscritti - Gylfi Arnbjornsson, capo della Confederazione del lavoro non ha dubbi: «La decisione dovrà essere ratificata da un referendum, noi siamo a favore. Le famiglie hanno subito conseguenze molto gravi a causa della crisi, dobbiamo pensare a loro».

Tra gli oppositori all’ingresso nella Ue c’è Pall Vilhalmsson, camicia grigia e gilet di lana grezza, capo del movimento «anti» Heimssyn. Parla di «splendido isolamento» e vagheggia della breve parentesi medievale durante la quale gli islandesi non subirono la dominazione norvegese né quella danese. «Non vogliamo cedere pezzi di sovranità alla Ue. Altri Paesi hanno aderito perché avevano vicini pericolosi, come ad esempio la Finlandia che temeva l’“orso russo”, ma noi non abbiamo nulla da temere, non abbiamo nemici». Se si fa eccezione per gli olandesi e inglesi imbufaliti perché il 9 aprile scorso il terzo referendum ha cancellato la possibilità che Reykjavik rimborsi i soldi ai creditori stranieri lasciati a bocca asciutta dalle banche. L’ardua sentenza è ora nelle mani della Corte di giustizia europea ed è attesa nelle prossime settimane.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby claudio vda » Wed Sep 28, 2011 5:23 pm

Articolo interessante.

Da una parte sono stato colpito dalla notizia che l'ex-premier sia sotto processo per la crisi... forse non è l'impotato giusto, ma mi piace l'idea che se un figura che ha responsabilità fa una castroneria assurda poi possa pagare: maggiori responsabilità, nel bene e nel male.

Altra cosa che mi ha colpito è che la moneta debole non sta aiutando l'export, però sta penalizzando l'import... meditate, gente, meditate!

Infine una riflessione: entrare nella UE significa necessariamente cedere sovranità. Se gli Islandesi vogliono farlo, sono i benvenuti, ma se invece una volta dentro passeranno la vita a mettere il veto (come ad esempio l'UK)... beh, nessuno li obbliga ad aderire.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Sat Nov 12, 2011 12:04 pm

L'immagine viene tagliata, l'originale è qui http://www.finanzaonline.com/forum/atta ... pil-2-.jpg

Image
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby MorgenSchatten » Sun Nov 13, 2011 11:18 pm

Non immaginavo che i governi 1996/2001 Prodi/D'Alema/Amato avessero sortito quegli effetti. Anche se il tutto va interpretato. Come non mi aspettavo che i primi anni '90 dei grandi sacrifici coi governi Amato/Ciampi avessero aumentato il ricorso al debito. Bisogna vedere esattamente cosa s'intende, in che proporzione si tratta di debito "ex-novo" e di rifinanziamento del debito pregresso. Bruttissima per esempio l'impennata di metà anni '80, credo sia conseguenza del rifinanziamento del debito contratto dopo la crisi petrolifera degli anni '70, quando l'inflazione sfondò per circa un decennio percentuali a due cifre, e di conseguenza credo i tassi di rendimento sui titoli italiani fossero belli alti, e quindi onerosi da rifinanziare a scadenza.

Se posso essere critico :mrgreen: oggi ho sentito una bella bimbominkiata! Autore Reguzzoni, che ha detto che la Lega non appoggerà un governo appoggiato da PD e UDC, cioé gli eredi di quei partiti che il debito lo hanno creato... e il PDL? Erede del socialismo di Craxi, se lo è dimenticato?!? Eppure son 10 anni che ci hanno governato con quelli che il debito hanno contribuito a crearlo!

EDIT:
Riflettevo oggi, i dati bassissimi degli anni '50 e '60 sono dovuti anche al PIL altissimo degli anni del Boom. La piccola impennata degli anni '70 è imputabile all'istituzione delle Regioni, ma il rapporto è sempre contenuto a causa del PIL alto. Forse i decenni successivi sono stati meno spendaccioni di quanto si ipotizza e si sono solo trovati difronte ad un PIL che non cresceva abbastanza da sostenere il rapporto. sarebbe interessante ricostruire tutti i valori assoluti di debito, PIL e inflazione, oltre che avere il rapporto percentuale.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Sun Jan 29, 2012 4:21 am

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/ ... tp/439732/

Esteri
25/01/2012

Merkel: "Il futuro dell'Europa
è l'unione politica"



Parla la cancelliera tedesca:
«Più avanti trasferiremo molte competenze alla Commissione»

«La mia visione è l'unione politica» dice Angela Merkel. «Passo dopo passo, dobbiamo avvicinarci in ogni settore politico. Ci accorgiamo infatti sempre più che ogni tema affrontato ai nostri confini interessa anche noi e viceversa. L'Europa è politica interna».

In un lunga intervista esclusiva concessa per il lancio dello speciale «Europa», promosso da La Stampa insieme ad altre cinque grandi testate giornalistiche europee, la cancelliera tedesca traccia la sua idea di quello che dovrà essere il futuro del Vecchio continente: «Nel corso di un lungo processo, trasferiremo sempre più competenze alla Commissione, che poi per le competenze europee funzionerà come un governo europeo. La seconda camera è costituita praticamente dal Consiglio con i capi di governo. Ed infine abbiamo la Corte di giustizia europea quale corte suprema. Questo - spiega la cancelliera - potrebbe essere l'assetto futuro dell'Unione. Un prossimo futuro, come ho già detto, e dopo molto passi intermedi».

Se questa è la visione per il futuro, la Merkel nell'intervista rilasciata ad un pool di testate che comprende anche Le Monde, El Pais, Suddeutsche Zeitung, The Guardian e Gazeta Wyborcza, non si nasconde le difficoltà del presente.

La Cancelliera chiarisce che la solidarità verso i paesi in difficoltà, richiesta da più parti a Berlino, deve avere dei paletti ben precisi: «Noi aiutiamo i nostri partner con l'aspettativa che loro stessi compiano tutti gli sforzi possibili per migliorare la loro situazione». La Merkel rivendica come un'idea tedesca la promozione dei fondi salva-Stati, prima L'Efsf poi l'Esm, ma chiarendo che «nessun paese può farsi carico dei debiti dell'altro». Il timore, mai celato dalla Cancelliera, è che «con tutti gli aiuti miliardari ed i meccanismi salva-Stati, noi in Germania dobbiamo stare attenti che alla fine neppure a noi vengano a mancare le forze, perché neanche le nostre possibilità sono infinite e questo non servirebbe a nessuno in Europa».

Nell'intervista, che sarà pubblicata in versione integrale domani su La Stampa, la leader tedesca chiarisce che se il futuro dell'Unione dovrà comprende ancora la Gran Bretagna, nonostante i recenti dissidi e gli strappi dell'ultimo vertice, anche in questo la Germania rivendica un ruolo chiave: «Continuerà a toccare a noi trovare l'equilibrio tra tutti, laddove è possibili anche con la Gran Bretagna».

Ruolo chiave che si sostanzia anche nel ribadire il no secco agli Eurobond, che non possono essere uno strumento per superare la crisi ma solo il punto d'arrivo di una integrazione più profonda, che preveda ad esempio «che la Corte di giustizia europea controlli i bilanci nazionali».
Di certo, «noi in Europa rappresentiamo ancora il 7% della popolazione mondiale. Se non saremo compatti, le nostre voci e le nostre convizioni non si faranno praticamente sentire».

ALCUNE DOMANDE E RISPOSTE DELL'INTERVISTA:



Anche sul tema della solidarietà vi sono opinioni diverse. L’Italia pretende molto più soste­gno. Che cosa intende Lei per solidarietà?

Merkel: Che noi aiutiamo i nostri partner europei con l’aspettativa che loro stessi compiano tutti gli sforzi possibili per migliorare la loro situazione. Questo è quanto abbiamo fatto con l’EFSF, e questo è quanto facciamo con l’ESM. L’idea di questo meccanismo salva‑stati per­manente è venuta proprio dalla Germania. Noi siamo disposti a dare prova di solidarietà. Tuttavia noi abbiamo anche sempre segnalato che dobbiamo fornire aiuto sulla base dei trat­tati dell’Unione monetaria, che dicono con grande chiarezza che nessun Paese può farsi carico dei debiti dell’altro.

Nella Sua visione vi sono anche gli Stati Uniti d’Europa?

Merkel: La mia visione è l’Unione politica, l’Europa deve infatti percorrere la sua strada. Passo dopo passo, dobbiamo avvicinarci in ogni settore politico. Ci accorgiamo infatti sempre più che ogni tema affrontato ai nostri confini interessa anche noi e viceversa. L’Europa è politica interna.

Come si deve rispecchiare questo sul piano istituzionale e strutturale?

Merkel: Nel corso di un lungo processo, trasferiremo sempre più competenze alla Commissione, che poi, per le competenze europee funzionerà, come un governo europeo. In questo quadro rien­tra un Parlamento forte. La seconda camera è costituita praticamente dal Consiglio con i Capi di Governo. Ed infine abbiamo la Corte di Giustizia europea quale corte suprema. Questo potrebbe essere l’assetto futuro dell’Unione dell’Europa, in un prossimo futuro, come ho già detto, e dopo molti passi intermedi.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby claudio vda » Tue Feb 14, 2012 12:24 pm

Segnalo un articolo amio giudizio interessante pubblicato da Victoria Stoiciu su un giornale rumeno e poi tradotto in numerose lingue europee da presseurop.eu

Nell'articolo si cerca di vedere se è vero che gli Europei del Sud ed in particolar modo i greci siano veramente "fannulloni" o se invece tale visione non sia un mito diffuso per giustificare le politiche neoliberiste che stanno di fatto affossando l'area euro.

Riporto il link alla versione italiana e poi copioincollo il testo, per tutti gli interessati.

http://www.presseurop.eu/it/content/art ... lone-greco

Il mito del fannullone greco
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i cliché sugli europei del sud, accusati di aver provocato la crisi con la loro pigrizia e corruzione. Una forma di populismo neoliberista sempre più diffusa tra i "virtuosi" del nord. Estratti.
Di Victoria Stoiciu, traduzione di Andrea de Ritis

Da qualche tempo stiamo assistenza alla costruzione dello stereotipo del cittadino dell'Europa meridionale pigro e irresponsabile – caratteristiche proiettate tanto sugli individui quanto sui governi italiano, greco e spagnolo. Questi vizi nazionali sarebbero all'origine della crisi che ha travolto l'insieme della costruzione europea. Video di greci pigri circolano numerosi su YouTube e quando si cerca di spiegare le origini della crisi della zona euro l'immagine del cittadino dell'Europa meridionale sdraiato al sole è diventata una sorta di automatismo cerebrale.

Prendiamo i greci. I dati dell'Ocse mostrano chiaramente che i greci lavorano in media più ore all'anno (2.109) degli altri europei: i tedeschi per esempio lavorano 1.419 ore. Si può ovviamente obiettare che le ore lavorate non significano lavoro effettivo, che si può rimanere 12 ore sul luogo di lavoro e passarne la metà a cercare ricette esotiche su internet. Questo porta ad analizzare la produttività del lavoro, concetto più complicato da calcolare perché dipende da fattori che non sono in rapporto con l'assiduità (il livello tecnologico, la qualità dell'organizzazione produttiva e così via).

Un'altra ossessione è quella dell'età pensionabile dei greci. I dati di Eurostat mostrano che i greci vanno in pensione in media a 61,7 anni, un'età più alta che in Germania e in Francia. Certo i funzionari greci possono andare in pensione dopo 17,5 anni di lavoro con metà del loro stipendio, ma questo è solo una parte del problema. Anche la voce secondo cui il settore pubblico greco è troppo sviluppato è smentita dai fatti. Secondo i rapporti dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), in Grecia i funzionari pubblici rappresentano il 22,3 per cento del totale degli attivi, mentre in Francia questa percentuale è del 30 per cento, del 27 nei Paesi Bassi e del 20 nel Regno Unito.

In un articolo recente il blogger Costi Rogozanu attirava l'attenzione sulla demonizzazione del populismo economico – etichetta affibbiata a qualunque forma di opposizione alle politiche neoliberiste – mentre al contrario l'immagine del populismo nazionalista è sempre più valorizzata.

Ma anche se può sembrare strano, esiste una forma di populismo economico neoliberista. Con la sua contrapposizione di masse virtuose a una minoranza incapace, il discorso neoliberista europeo è una forma di populismo. Questo discorso istiga all'odio economico nei confronti delle "élite" statali, dei "privilegiati" del sistema assistenziale sociale, dei greci e degli italiani ricchi, ai quali contrappone la grande massa dei contribuenti tedeschi, laboriosi e austeri. Il populismo economico neoliberista identifica fra i cittadini alcuni segmenti sociali che demonizza e nei confronti dei quali cerca di convogliare la rabbia delle masse, per evitare che si pongano la questione della legittimità popolare delle sue dure politiche economiche.

Se il populismo economico utilizza come materia prima l'avversione quasi naturale fra ricchi e poveri, il populismo economico neoliberista è più perverso: fa ricorso alle tendenze e alle inclinazioni umane, che strumentalizza a seconda delle esigenze dettate dalle regole di mercato. Di solito qualunque persona priva di mezzi suscita la compassione degli altri, ma il populismo economico neoliberista riesce a eliminare questo sentimento facendo emergere un insieme di rabbia e rivolta che si può riassumere in un ordine: vai a lavorare!

Colpa delle pecore
La procedura è molto semplice: l'associazione della povertà con l'assenza di merito. E come il populismo economico anti-liberista afferma che lo speculatore di Wall Street o il banchiere non meritano stipendi astronomici perché sono dei parassiti sociali, così il populismo neoliberista sostiene che il povero e il pensionato commettono un abuso quando vivono con il denaro di chi lavora.

Le critiche populistiche e le numerose speculazioni sui pigri colpevoli della crisi ricordano la situazione dell'Inghilterra all'inizio del diciannovesimo secolo. All'alba dell'era industriale l'affermazione del capitalismo aveva portato a un'esplosione del pauperismo, di cui si cercava di capire "l'origine". Tra le cause identificate si era parlato della comparsa di un nuovo tipo pecora, del numero troppo alto di cani o del consumo eccessivo di tè. Ma la vera ragione – la disoccupazione invisibile e i cambiamenti portati dal capitalismo industriale – era sfuggita all'attenzione di tutti gli osservatori dell'epoca.

Forse tra un secolo le speculazioni contemporanee sulla pigrizia degli europei meridionali sembreranno altrettanto futili e si dimostreranno per quello che sono: un'ondata di idee confuse che nasconde i vortici minacciosi dell'oceano della storia.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby ART » Sun Feb 19, 2012 5:17 am

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubri ... 27828.html

Banche: nasce Schengen euro, cadono frontiere per pagamenti
635 si'a Strasburgo a regolamento Sepa,risparmi per 123 mld euro
14 febbraio, 15:49



STRASBURGO - Nasce la Schengen dell'euro. La plenaria dell'Europarlamento a Strasburgo ha approvato in prima lettura a stragrande maggioranza (635 si', 17 no, 31 astenuti) il regolamento Sepa (area unica dei pagamenti in euro) che disciplina le transazioni in euro fra banche. Si eliminano i costi nascosti delle operazioni e si abbattono quelli dei bonifici transfrontalieri. Aziende e privati potranno operare all'estero utilizzando il loro conto nazionale. Previsti risparmi per 123 mld in 6 anni. Il sistema bancario europeo dovra' adattarsi alle nuove regole entro il primo febbraio 2014. ''Il regolamento - ha spiegato la relatrice, la finlandese Sari Essayah del Ppe - dara' veri vantaggi ai cittadini comuni. Il piu' evidente e' la possibilità di pagare da un solo conto bancario verso qualsiasi paese, come se si stesse eseguendo un'operazione a livello nazionale. Tutti i bonifici transfrontalieri potranno essere effettuati come fossero pagamenti nazionali''.

''Una persona che si e' trasferita all'estero - ha aggiunto la relatrice - se non ha bisogno di un conto nel paese di residenza potra' continuare a ricevere il salario sul conto del suo paese d'origine''. Vantaggi forti anche per le imprese, che non dovranno piu' aprire conti bancari in ogni paese in cui effettuano transazioni. Di fatto cittadini e imprese potranno spostarsi all'interno dell'Ue e continuare a utilizzare lo stesso conto bancario in euro e sara' vietato alle banche l'applicazione di una politica dei costi discriminatoria per i bonifici secondo l'ammontare del trasferimento.

Quando le nuove regole saranno in vigore, le banche dovranno garantire ai clienti la conversione dal sistema nazionale a quello Sepa ed eliminare la necessità di utilizzare il codice Bic, che sara' generato automaticamente da quello Iban. Il regolamento passa ora all'esame del Consiglio dei ministri Ue per il definitivo via libera.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby claudio vda » Mon Feb 20, 2012 6:14 pm

ART wrote: Si eliminano i costi nascosti delle operazioni e si abbattono quelli dei bonifici transfrontalieri



GODO!!!!!!!


Non avevo mai capito, infatti, perché le persone potessero circolare, le merci potessero circolare, il denaro contante potesse circolare, i supplì di riso potessero circolare (e anche velocemente, sennò si freddano), ma i bonifici bancari no.
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Re: Rinforzare l'Europa politica (lettera dall'Europarlament

Postby alexjet » Tue Feb 21, 2012 12:30 pm

ART wrote: Si eliminano i costi nascosti delle operazioni e si abbattono quelli dei bonifici transfrontalieri


Sarebbe stato molto apprezzato ai tempi della mia residenza danese :x
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