lozingaro wrote:
- Non solo i tassi d’interesse e la crescita economica. I titoli di stato europei si trovano di fronte un nuovo rischio: la “rottura” dell’Unione Monetaria Europea, cioè l’eventualità che qualche Pese abbandoni la moneta unica oppure che l’euro scompaia del tutto. Parola di JP Morgan, come dicevo da un report dei giorni scorsi c’è una possibilità che ruota intorno al 16% che l’Unione Monetaria si sfaldi nei prossimi dieci anni, il mercato sconta questa possibilità con una percentuale di poco inferiore pari al 9% circa. Questo report si basa, su un ragionamento molto complesso che calcola la possibilità di una rottura con la moneta unica, in base a dei fattori di crescita dell’economia dei paesi area euro. Il fattore di crescita se sarà intorno al 30% nessuno più penserà all’euro come un diavolo, se sarà intorno al 18% la percentuale di rottura si attesta intorno al 10% inferiore al 10% ogni paese, andrà in direzioni inimmaginabili, e con loro aumenterà in maniera esponenziale il pericolo di uscita dalla moneta unica!
Io non vivo di rendite, lozingaro, ma non vivo neanche delle palle che i politici raccontano... e innegabilmente sull'euro ne hanno raccontate tante, questo bisogna riconoscerlo.
Gli economisti sono senza dubbio un altro paio di maniche... ma anche loro non sono certo infallibili. Quando l'euro non era ancora nato i profeti di sventura (non voglio riferirmi indirettamente all'analisi di JP Morgan, dico in generale) paventavano il cosiddetto "shock asimmetrico": le differenze di crescita economica fra diversi stati avrebbero creato una specie di vicolo cieco nella gestione dei tassi di interesse da parte della BCE, rendendo la politica monetaria troppo espansiva per alcuni stati e troppo restrittiva per altri, con conseguente crollo del sistema a breve scadenza. Più recentemente c'era chi diceva che l'euro si sarebbe rafforzato fino a raggiungere 1,50 contro dollaro... niente di tutto questo si è avverato.
Ora, non dico che JP Morgan si diverte a farci paura inventandosi idiozie, ha fatto un'analisi di un possibile scenario futuro, ma come i suoi stessi studi dicono le probabilità che l'unione monetaria fallisca sono basse, mal che vada del 16%. Questa, al contrario di quanto ti potrebbe sembrare, è una buona notizia, perchè chi ha ideato l'euro (sia nel 1969, primo anno in cui si è parlato di valuta unica europea e si è varato un primo piano per eseguirla, sia quando in seguito il progetto è stato ripreso) aveva ben presenti i rischi connessi e non li riteneva certo indifferenti.
Corriamo dei rischi, nessuno lo nega, ma abbiamo diversi fattori a nostro vantaggio: l'economia europea è molto integrata da decenni, pensa ad esempio che una quota compresa fra il 60 e il 70% degli scambi commerciali degli stati UE avviene con altri stati UE. Non è che sia tutto rose e fiori, per carità, ma l'euro rappresenta comunque un'area di scambio che per dimensioni è fra le prime 3 del mondo e gli stati europei ormai hanno un'interdipendenza economica reciproca non indefferente... l'euro è l'unica valuta al mondo che ha le potenzialità riconosciute per affiancare il dollaro come "valuta mondiale".
Insomma, alla fine non è che corriamo per forza incontro a una catastrofe solo per questo... i fattori che influiscono sulla nostra situazione sono tanti, non solo l'euro.